confessioni, esperienze, maternità

Ora che (non) sono pronta a diventare mamma

Tre anni fa, sul treno di ritorno a Roma da Milano, dove vivevo in quel periodo, prende posto sul sedile accanto al mio una ragazza con in braccio il suo bambinetto di circa due anni. All’epoca ignoravo che a quell’età i bambini rientrassero nella categoria infant e cioè che dovessero viaggiare sempre in braccio alla mamma, e l’idea di dover passare il viaggio con una scimmietta urlante accanto mi urtava non poco il sistema nervoso… E che cavolo, ero appena uscita da una giornata di lavoro, probabilmente con un diavolo per capello per l’ennesima richiesta bislacca degli “artisti” che seguivo nella galleria d’arte dove lavoravo all’epoca… Avrei solo voluto dormire o al massimo prepararmi per l’incontro di lavoro che avrei avuto a Roma la mattina seguente.

E invece no, tipa e nanerottolo cominciano a giocare, fra risolini e pernacchie, e a coronare il tutto c’è anche la video-chiamata con il papà. Fin da subito non nascondo il mio disappunto e appena superata Bologna me ne esco con una frase acida – che ora non ricordo neanche più – ma che può essere stata qualcosa del tipo che ce la facciamo tutta così fino a Roma? .
Senza scendere nei dettagli, la ragazza si inalbera, io mi inalbero, la mando sonoramente a quel paese e decido di cambiare posto, approfittando del treno, fortunatamente, semi vuoto. Ma non contenta vado a importunare il povero stewart della carrozza, lamentandomi, come una vecchia scorbutica, della mammina e del bambino fuori controllo, e soprattutto fuori luogo: perché, nel mio cervello dell’epoca, sul treno delle 20:00 Milano-Roma non c’è posto per famigliole rumorose; ci deve essere solo un religioso silenzio per pendolari e stacanovisti che ritornano a casa; è ammissibile una telefonata di lavoro, il battere su una tastiera del portatile, ma no, niente risatine, niente giochini, niente telefonate col papi.

Un mostro.

Riguardo indietro, ci penso e dico a me stessa: Ma chi ero? Com’ero diventata così, e come cavolo mi era uscita una frase di quel genere?
Analizzando lucidamente la situazione oggi, la ragazza sicuramente aveva avuto una reazione esagerata, un po’ troppo ormonale. Ma io (che sono ugualmente fumantina e ormonale) come reagirei oggi se una mia coetanea mi facesse il pezzo che io avevo fatto all’epoca? Perché poi, ripensandoci, quel bambino non stava neanche facendo nulla di male. Non era di quei bambini che urlano e piangono mentre la madre guarda Instagram fregandosene beatamente dell’immane casino. Faceva il bambino; probabilmente aveva sorriso anche a me, ma la me stessa dell’epoca era troppo cieca, cinica e arrogante, per soffermarsi a guardare il viso di un bimbo, e ricambiare un sorriso. Un sorriso che forse, chissà, mi avrebbe anche fatto passare i nervi!

Se quindici anni fa mi avessero chiesto (probabilmente qualcuno l’avrà anche fatto) “Vorresti figli da grande?” avrei risposto con una certa sicurezza dicendo “I bambini non sono la mia passione ma sì, penso proprio di sì, un giorno li vorrò”.
Eppure il brutto episodio del treno che vi ho appena raccontato, è stato l’apice di un’indifferenza che negli anni è cresciuta trasformandosi quasi in avversione, di una frustrazione derivante in parte dal dilemma lavoro o figli che io, per il mio carattere, ho portato agli estremi.
Alla fine, in questi ultimi anni, mi ero auto-convinta che alla fatidica domanda sui figli avrei potuto dare (e ho spesso dato) una sola risposta:  “No, non voglio figli, i bambini non fanno per me.

Fortunatamente arrivata sulla cima di una montagna di certezze errate sono gradualmente scesa, e nel percorso ho scoperto che tante convinzioni erano sbagliate, tante paure immotivate, tante altre reali ma gestibili.
Alla fine sono arrivata a valle abbracciando una pargola di nome Livia che in un attimo ha spazzato via tutti quegli anni di dubbi e incertezze.
Alla fine sono arrivata a valle imparando a essere una donna, e non solo una mamma, che oggi in treno ricambia il sorriso di un bambino, e anzi lo cerca, perché sa che in quel sorriso c’è tutto: tutto quello che serve a scacciare il cinismo e l’indifferenza che a volte, troppo spesso oscura i nostri cuori.

Ma come sono cambiata così tanto in un tempo così breve?
Nel prossimo articolo voglio raccontarvi questo percorso, questa metamorfosi avvenuta molto più velocemente di quanto avrei mai potuto immaginare.

Alla prossima!

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