confessioni, esperienze, maternità

Ora che sono pronta a diventare mamma

Non sono mai stata una di quelle ragazze che diceva a sé stessa che non avrebbe mai fatto figli e si sarebbe dedicata unicamente alla carriera. Sapevo che, prima o poi, se la natura me l’avesse concesso, sarei diventata mamma; non perché me l’avesse predetto una maga, ma perché sapevo che in fondo, ad un certo punto, l’avrei desiderato e avrei capito che era il momento giusto.

C’è stato tuttavia un momento della mia vita, anche abbastanza recente, e l’episodio nel treno che vi ho raccontato nel precedente articolo ne è la chiara prova, in cui questa convinzione aveva quasi del tutto vacillato: un po’ perché mi ero auto-convinta che i bambini non facessero per me, non sentendo alcuna spinta emotiva verso di loro e non sapendo come pormi o come comportarmi in loro presenza, e un po’ perché ero infastidita e preoccupata dall’idea di tutti quei sacrifici e di quel quasi annichilimento come donna, che la maternità avrebbe potuto portare con sé.
Come vi dicevo non ho mai pensato di voler dedicare la mia vita unicamente alla carriera, eppure l’impatto che una gravidanza avrebbe avuto sul mio lavoro mi angustiava e preoccupava…
Ma forse l’aspetto più brutto di questa “avversione” era il suo essere direttamente proporzionale agli anni di relazione con Francesco: più la nostra storia diventava seria dopo due-tre anni), più la mia convinzione di non voler essere mamma a tutti i costi cresceva, e cresceva insieme al terrore che, qualora avessimo avuto un bambino, quello avrebbe assorbito tutto il nostro tempo e, alla fine, avrebbe affondato il nostro rapporto speciale.
Questa visione catastrofica, al limite della paranoia, è andata avanti almeno fino a quando siamo partiti per il Qatar a causa del suo lavoro.

Ci siamo sposati il 6 Febbraio 2016 e tre giorni dopo siamo partiti per Doha.
Da novella sposa quale ero, mi capitava spesso che amici e non mi chiedessero se avessi in cantiere un pargolo nel breve termine. Il teorema per tutti era semplice: hai l’età giusta, ti sei sposata, vivi da expat in un paese che offre per la categoria tutti gli agi possibili, non hai neanche la necessità di lavorare… E allora, cosa aspetti?
Semplice, aspettavo che la mia vocina interiore mi dicesse:

Ecco, ora sei pronta.

E io all’epoca, appena sposata, appena trasferita, pronta non lo ero proprio.
Vi confesso: quando vivi da expat in un paese come il Qatar, non lavori, e la maggioranza delle ragazze che conosci ha figli o è incinta, ti senti quasi in colpa a non avere questo desiderio; tu stessa alla fine ti domandi cosa stai aspettando, chiedendoti se quel non sentirsi pronta, in fin dei conti, non sia altro che una scusa con te stessa.
Ma io infondo sapevo che non lo era, e non volevo rimanere incinta solo per noia o perché in quel momento non lavoravo.
Oggi, come ieri, so di aver fatto la scelta giusta: l’anno e mezzo prima della gravidanza é stato indimenticabile così come l’ho vissuto: ho conosciuto tante persone, partecipato a feste indimenticabili, viaggiato, e soprattutto mi sono goduta una vera vita di coppia con mio marito (non abbiamo convissuto prima di sposarci), io e lui, soli, vivendo il momento magico e senza preoccuparci troppo del futuro.

E il mio pessimo rapporto con il mondo dei bambini? Beh quello, neanche a farlo apposta, stava decisamente migliorando! Frequentando principalmente ragazze con bimbi piccoli, piano piano capivo che quelle creaturine che si portavano ai caffé non mordevano, e anzi erano più semplici e docili di quanto avessi pensato.
Frequentare tante mamme è stato terapeutico, mi ha aiutato moltissimo ed ha sicuramente in parte contribuito ad avere più fiducia nella me stessa “potenziale mamma”.
Ma io ancora aspettavo un segno, uno di quelli inequivocabili, uno di quelli che sapevo, prima o poi, sarebbe arrivato…

A Giugno 2017, per una serie di vicissitudini politico-burocratiche, ero tornata momentaneamente a Roma. Da una parte ero parte triste perché non avrei visto Francesco per due mesi (mi avrebbe raggiunto ad Agosto per le vacanze), dall’altra però ero emozionata perché avrei avuto finalmente l’occasione di lavorare con i ragazzi di Powahome, una startup con la quale collaboravo per la parte di grafica e comunicazione da circa un anno (ovviamente da remoto).
Per due mesi ho lavorato con un team fantastico, composto da amici prima che colleghi, in un ambiente stimolante e giovane (un acceleratore per startup).
Per la prima volta dalla laurea facevo un lavoro che mi piaceva veramente, quello che da tanto aspettavo per sentirmi realizzata e motivata (e che avrei potuto continuare a fare)!
Poi un giorno, in questo vortice di entusiasmo, ho realizzato, nel più semplice e immediato dei modi, il più semplice e immediato dei pensieri:

Tutto questo è fantastico.
Ma tutto questo non mi basta e non mi basterà mai.

Così. Un lampo. Nessun dubbio, nessuna battaglia interiore, alcuna incertezza.

Ecco, ora sì.
Ora sono pronta a diventare una mamma.

Avevo bisogno di questa piccola ultima prova con me stessa, mi dovevo mettere in gioco del tutto, come mai avevo fatto prima, per capire cosa volessi, davvero.

Era fine Luglio. Ad Agosto Francesco mi ha raggiunto in Italia. Il mese dopo eravamo nuovamente a Doha, e domenica 24 Settembre 2017 ho scoperto di essere incinta.

Al prossimo mama-articolo, con il racconto di 40 (o quasi) incredibili settimane, fra racconti, confessioni e qualche consiglio utile!

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